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Sicurezza sul lavoro

Rischi psicosociali di genere: cosa cambia per il DVR secondo EU-OSHA

Un'analisi diffusa da EU-OSHA richiama l'obbligo, previsto dall'art. 28 del D.Lgs. 81/2008, di valutare i rischi psicosociali anche in chiave di genere.

In breve
  • L'art. 28 del D.Lgs. 81/2008 impone di valutare anche i rischi legati alle differenze di genere
  • Le donne risultano più esposte a stress, burnout e disturbi muscoloscheletrici in alcuni settori
  • Serve disaggregare per sesso i dati su infortuni, malattie professionali e assenteismo
  • EU-OSHA indica tre linee di intervento: valutazione, organizzazione e formazione

Una scheda tecnica pubblicata da EU-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) torna sul tema della valutazione dei rischi psicosociali con un taglio specifico: quello delle differenze di genere. Per i datori di lavoro e per chi si occupa di sicurezza in azienda non si tratta di un tema astratto, ma di un elemento che l'ordinamento italiano già impone di considerare nel documento di valutazione dei rischi.

L'obbligo previsto dall'articolo 28

Il riferimento normativo è l'art. 28, comma 1, del D.Lgs. 81/2008, che stabilisce che la valutazione dei rischi deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato e quelli riguardanti le differenze di genere, l'età, la provenienza da altri Paesi e la tipologia contrattuale. La norma non impone di differenziare ogni singolo rischio tra uomini e donne, ma di verificare se il genere costituisca una variabile rilevante per la tutela della salute nelle mansioni concrete svolte in azienda. Un DVR che ignori differenze di genere effettivamente presenti può risultare carente rispetto a questo obbligo.

Cosa emerge dai dati EU-OSHA

Le analisi richiamate da EU-OSHA indicano che le donne sono più soggette degli uomini a stress, depressione, ansia, affaticamento, disturbi muscoloscheletrici e burnout, specialmente nei settori a prevalenza femminile quali l'assistenza sanitaria, l'istruzione, i servizi di pulizia, il lavoro domestico e l'assistenza sociale. Un fattore chiave individuato è il conflitto tra vita lavorativa e vita privata: le donne svolgono ancora più lavoro di cura non retribuito rispetto agli uomini, il che comporta problemi di salute e opportunità di carriera limitate. Da qui l'indicazione a integrare una prospettiva di genere (gender mainstreaming) nella salute e sicurezza sul lavoro, che comprende una valutazione dei rischi sensibile alle questioni di genere e intersezionale, il riconoscimento delle questioni relative alla salute riproduttiva e politiche di parità.

Le ricadute pratiche per le imprese

Per RSPP e consulenti l'indicazione operativa è concreta: disaggregare per sesso i dati aziendali su infortuni, malattie professionali, assenteismo e turnover; considerare nella valutazione l'impatto di turni, carichi emotivi e conflitti tra tempi di vita e di lavoro; adottare policy contro molestie e discriminazioni con canali di segnalazione riservati; coinvolgere RLS e medico competente nella progettazione delle misure preventive. Si tratta di adempimenti che rientrano nell'obbligo non delegabile di valutazione dei rischi in capo al datore di lavoro, da svolgere con il supporto del servizio di prevenzione e protezione.

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Questo articolo è stato redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale a partire da fonti ufficiali, poi verificato e approvato dalla redazione. Come lavoriamo

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