Rischio chimico: perché REACH e sicurezza sul lavoro devono dialogare
Un esperto ASL spiega come collegare i dati REACH/CLP alla prevenzione ex D.Lgs. 81/2008, tra schede di sicurezza non conformi e principio STOP.
- Il 35% delle schede dati di sicurezza analizzate risulta non conforme alla normativa
- Il principio STOP indica l'ordine di priorità delle misure: Sostituzione, misure Tecniche, Organizzative, Protezione personale
- Sono allo studio future linee guida da proporre alla Conferenza Stato-Regioni per rafforzare la gestione del rischio chimico
La gestione del rischio chimico nei luoghi di lavoro passa anche dalla capacità di collegare le informazioni prodotte dai Regolamenti europei REACH e CLP con gli obblighi di prevenzione previsti dal D.Lgs. 81/2008. È il tema al centro di un'intervista a Raffaello Maria Bellino, dirigente responsabile del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPESAL) dell'ASL di Bari, realizzata durante la manifestazione Ambiente Lavoro 2026 di Bologna, dove l'esperto è intervenuto al convegno "REACH-OSH_2026 – La sicurezza chimica nei luoghi di lavoro".
Per un'impresa che utilizza sostanze o miscele pericolose, il tema non è astratto: dalla qualità delle informazioni che arrivano dal produttore dipende l'efficacia delle misure di prevenzione adottate in azienda.
Il nodo delle schede di sicurezza
Secondo quanto riportato nell'intervista, i due sistemi normativi nascono per finalità diverse: i Regolamenti REACH (1907/2006) e CLP (1272/2008) regolamentano l'immissione in commercio delle sostanze chimiche, mentre il D.Lgs. 81/2008 eredita le direttive comunitarie su agenti chimici, cancerogeni, mutageni e reprotossici. L'esperto sottolinea che non si tratta solo di una convergenza tra testi normativi, ma di un trasferimento di conoscenza: prima dell'entrata in vigore del REACH la prevenzione veniva spesso fatta ignorando le reali proprietà pericolose delle sostanze, mentre oggi queste informazioni sono disponibili anche tramite il portale dell'ECHA.
Il punto critico individuato riguarda però la qualità degli strumenti che dovrebbero far transitare queste informazioni verso i luoghi di lavoro: dai rilievi citati, il 35% delle schede dati di sicurezza analizzate risulta non conforme alla normativa, un dato che compromette il corretto arrivo delle informazioni ai datori di lavoro e ai consulenti.
Il principio STOP
Tra i temi trattati, l'intervista richiama il principio STOP, che indica l'ordine di priorità delle misure di prevenzione: Sostituzione della sostanza pericolosa, misure Tecniche, misure Organizzative e infine misure di Protezione personale (DPI). Un criterio gerarchico già presente nell'impianto del D.Lgs. 81/2008, che trova nel patrimonio informativo del REACH un supporto scientifico per essere applicato in modo più puntuale nella valutazione del rischio chimico.
Per i centri e le imprese che impiegano prodotti chimici, il richiamo pratico è alla verifica sistematica delle schede dati di sicurezza ricevute dai fornitori e all'aggiornamento del DVR sulla base delle informazioni di pericolo effettivamente disponibili, anziché su indicazioni generiche. Secondo quanto anticipato nel convegno, sono inoltre allo studio future linee guida da proporre alla Conferenza Stato-Regioni per rafforzare le strategie di gestione della sicurezza chimica.
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